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Comunicato Stampa – Una nuova strategia sul tema delle infrastrutture. Un decalogo per il Ministro Lupi

In una riunione a porte chiuse con i partner dell’Osservatorio CNF (importanti imprese e associazioni nazionali e internazionali), presieduta dal prof. Andrea Gilardoni dell’Università Bocconi, già Assessore “tecnico” alle infrastrutture della Regione Lombardia, si è evidenziata l’esigenza di una nuova strategia sullo sviluppo infrastrutturale del Paese.

Il nuovo Ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi è chiamato a gestire vecchi e nuovi problemi, essenziali anche per il rilancio dell’economia. Dieci punti appaiono di particolare rilievo…

1)   Massima razionalità nelle scelte delle grandi opere prioritarie.

2)    “Sobrietà” nella progettazione delle stesse.

3)   Focalizzazione sui progetti davvero cantierabili.

4)   Attenzione alle opere minori ma con significativo impatto economico-sociale.

5)   Riqualificazione e razionalizzazione nella gestione dell’esistente.

6)   Messa in sicurezza delle Infrastrutture Critiche.

7)   Decisa razionalizzazione e semplificazione dei processi autorizzativi e realizzativi.

8)   Sviluppo delle reti intelligenti.

9)   Iniziative forti per attrarre investitori esteri (e anche nazionali).

10)Favorire i processi di de-infrastrutturazione per le opere obsolete o ridondanti.

Questi i temi su cui l’Osservatorio focalizza l’attenzione anche allo scopo di formulare proposte al Governo e al Parlamento per il superamento della attuale situazione di empasse.

Più in dettaglio, i temi affrontati

  • Opere appartenenti alle reti TEN-T, eliminazione dei colli di bottiglia e ottimizzazione delle prestazioni di reti e nodi. Queste le principali priorità nella realizzazione delle infrastrutture secondo l’Allegato V al DEF 2013.
  • Tuttavia, come sottolineato dall’Osservatorio CNF, la situazione congiunturale e struttu­rale dell’economia italiana richiede anche una maggiore razionalità nella scelta delle opere priorita­rie e una maggiore “sobrietà” nella proget­tazione delle stesse.
  • Quasi 500 miliardi sono i Costi del Non Fare le infrastrutture che il Paese potrà sostenere dal 2012 al 2027 se non si sbloccano gli investimenti in opere realmente prioritarie nei settori energia, trasporti, ambiente e logistica.
  • É necessario concentrarsi su poche ma qualificanti priorità e puntare su ben definite azioni prioritarie che possano favorire gli investimenti e rilanciare lo sviluppo infrastrutturale.
  • Non solo grandi opere infrastrutturali, ma anche opere minori, puntuali e di ultimo miglio, in grado di generare capacità aggiuntiva e migliorare la qualità dei servizi erogati.
  • Investimenti in nuove opere, ma anche la messa a sistema delle opere esistenti, la loro razionalizzazione e, laddove necessario, l’avvio di processi di de-infrastrutturazione.
  • Investimenti per migliorare, potenziare e mettere in sicurezza le Infrastrutture Critiche, opere essenziali per il mantenimento delle funzioni vitali della società, della salute, della sicurezza e del benessere economico e sociale dei cittadini.
  • Occorre adoperarsi per strutturare strumenti finanziari in grado di catalizzare risorse soprattutto sul lungo termine e dare concreta applicazione ai nuovi strumenti per il finanziamento delle infrastrutture, come i Project Bond.
  • Ma per investire serve una riforma complessiva che definisca regole chiare e stabili, in grado di dare il necessario impulso allo sviluppo infrastrutturale del Paese e una meglio delineata strategia Paese nei settori fondamentali per l’economia.
  • Alla luce di ciò, l’Osservatorio CNF sta avviando, in questi mesi, un approfondimento sui temi della realizzazione e uso intelligente delle infrastrutture, sull’efficientamento dell’esistente, sulla messa in sicurezza delle Infrastrutture Critiche e sullo stato dell’arte della normativa sulle infrastrutture.

L’Allegato V

La valutazione da parte del Parlamento dell’Allegato V al DEF 2013, contenente il Programma delle Infrastrutture Strategiche, riapre la questione del come fissare le priorità nella realizzazione delle infrastrutture. Il suddetto documento, tende, in primo luogo, a dare continuità alle linee strategiche contenute nel X° Allegato che dava priorità alle infrastrutture strategiche inserite nel quadro programmatico europeo delle reti TEN-T, all’abbattimento dei vincoli per l’accesso e la piena funzionalità dei nodi logistici e portuali e alla riqualificazione dell’offerta infrastrutturale e urbanistica nelle grandi città metropolitane. In secondo luogo, l’Allegato presenta una serie di elementi di rilevanza strategica tra cui la realizzazione di un sistema infrastrutturale coerente con le esigenze della UE, la conferma di due priorità strategiche, ovvero l’offerta portuale e aeroportuale, e la conferma di tutte le opere approvate dal CIPE e l’indicazione degli interventi essenziali e prioritari.

L’Osservatorio CNF e le priorità per lo sviluppo infrastrutturale

Appare chiara, dunque, la necessità di definire le priorità al fine di evitare gravi sprechi di risorse e ritardi nella realizzazione di opere strategiche. Tuttavia, in una fase complessa e delicata del Paese, data la situazione congiunturale e struttu­rale dell’economia italiana, se da un lato è legittimo concentrare le risorse, ad esempio, su progetti nazionali rientranti in ambito europeo, dall’altro si richiede anche una maggiore razionalità nella scelta delle opere priorita­rie e una maggiore “sobrietà” nella proget­tazione delle stesse. É necessario concentrarsi su poche ma qualificanti priorità e puntare su ben definite azioni prioritarie che possano favorire gli investimenti e rilanciare lo sviluppo infrastrutturale. Tali azioni, secondo l’Osservatorio “I Costi del Non Fare”, che da otto anni analizza le questioni connesse alla ritardata e/o mancata realizzazione delle infrastrutture in Italia e propone soluzioni per sbloccare lo sviluppo infrastrutturale del Paese, si identificano:

  • nelle scelte di investimento in un’ottica di strategia complessiva del Paese;
  • nelle nuove metodiche di definizione delle priorità;
  • in una maggiore sobrietà nella progettazione;
  • nella razionalità e semplificazione nei processi di autorizzazione/realizzazione;
  • nella realizzazione di infrastrutture intelligenti;
  • nei processi di de-infrastrutturazione;
  • negli strumenti per generare il consenso delle popolazioni.

La definizione delle priorità

Vi è il bisogno di fare scelte prioritarie attraverso una visione di lungo periodo su ben delineate strategie-Paese nei settori fondamentali per l’economia (trasporti, energia, tlc, idrico, ecc.). Inoltre, anche per la fissazione delle priorità, occorre prestare la massima attenzione alle finalità, cioè ai servizi che le infrastrutture veicolano alla collettività. È necessario includere le opere cosiddette “minori” come, ad esempio, i collegamenti extraurbani, le varianti di traffico, opere puntuali e di ultimo miglio, in grado di generare capacità aggiuntiva e migliorare la qualità dei servizi erogati. Tutto ciò senza dimenticare di sviluppare attente analisi costi/benefici di singoli progetti, veri e propri strumenti di supporto alle decisioni finali per il sistema politico, in una prospettiva di maggiore razionalità.

L’overdesign e i processi autorizzativi

Diventano inoltre prioritari gli aspetti che riguardano la disciplina sull’overdesign e la semplificazione degli iter autorizzativi. Appare necessario sviluppare soluzioni e tecnologie che consentano una radicale riduzione dei costi, adottando, da un lato, criteri di “rightsizing” e di “frugalità” delle infrastrutture, al fine di ottimizzare l’uso delle risorse e di migliorare la bancabilità dei progetti, dall’altro, iter chiaramente strutturati e che lascino pochissimo spazio alla reiterazione delle decisioni. Da qui la necessità di sviluppo di strumenti, in primo luogo il Dibattito Pubblico, di coin­volgimento per accrescere il consenso delle popolazioni e l’accettazione consapevole delle infrastrutture utili alla collettività, perché portatrici di reali benefici.

Deinfrastrutturazione ed efficientamento dell’esistente

In un contesto di risorse scarse, è necessario concentrarsi anche sulle infrastrutture disponibili, ammodernandone e valorizzandone i profili, puntando, ad esempio, al recupero di efficienza e di funzionalità nei nodi o nei punti critici. Razionalizzare dunque l’esistente, che può voler dire anche dare corso a processi di de-infrastrutturazione laddove siano evidenti la ridondanza e l’impatto negativo sulla economicità del sistema nel complesso.

Infrastrutture Critiche e Infrastrutture Intelligenti

In questo quadro di priorità deve necessariamente rientrare la messa in sicurezza delle Infrastrutture Critiche e lo sviluppo delle Infrastrutture Intelligenti. Gli investimenti in tali campi sono visti come utili strumenti per stimolare lo sviluppo dell’economia a livello di Paese. Da un lato, infatti, lo sviluppo, la sicurezza e la qualità della vita nei paesi industrializzati dipendono sempre più dal funzionamento di un insieme di infrastrutture che, individuate anche dalla direttiva 2008/114/CE, per la loro importanza, sono definite appunto Infrastrutture Critiche (IC). Parlare di IC vuol dire concentrarsi sia sugli aspetti tangibili (strutture fisiche) che immateriali (servizi, processi, telecomunicazioni e informatica).

Dall’altro, la realizzazione e lo sviluppo di reti intelligenti (Smart Grids, ITS, ecc.) permette di ottimizzare il livello di efficienza nella gestione delle infrastrutture, consentendo al contempo di erogare servizi migliori agli utenti. Tali infrastrutture, ben integrate tra loro (elettricità, gas, trasporti, tlc), devono essere in grado di adattarsi alle esigenze e alle capacità del momento.

Il finanziamento delle opere

La definizione degli interventi prioritari è certamente una delle questioni chiave in tema di finanziamenti. Ma per agevolare tali finanziamenti si richiede, in particolare, di accrescere il coinvolgimento degli in­vestitori di lungo termine (come i fondi pensione, le assicurazioni), di dare concreta applicazione ai nuovi strumenti per il finanziamento delle infrastrutture, come i Project Bond italiani ed europei, di utilizzare la redditività delle infrastrutture esistenti per finanziare lo sviluppo di progetti futuri o di defiscalizzare gli investimenti per ridurre gli oneri per il concessiona­rio, soprattutto in fase iniziale di realizzazione dell’opera. Tuttavia, è noto che la capacità di attrarre nuovi investitori dipende molto dalla stabilità, chiarezza e trasparenza della normativa, dalla semplificazione delle procedure e dall’accelerazione delle decisioni, oltre che da un sistema giurisdiziona­le e amministrativo efficiente.

L’Osservatorio CNF 2013

Il fabbisogno di infrastrutture e la situazione economica del Paese impongono un drastico ripensamento delle opere da realizzare, delle procedure autorizzative e dei metodi di finanziamento. A fronte di ciò, l’Osservatorio CNF, attraverso lo Studio 2013, sta focalizzando l’attenzione su alcune tematiche fondamentali:

  1. Realizzazione e uso intelligente delle infrastrutture
  2. “Efficientamento” opere esistenti
  3. Infrastrutture Critiche
  4. Procedure e Finanziamenti: stato dell’arte e nuove proposte.

Inoltre, come di consueto, partendo dai risultati dello Studio 2012, ovvero i quasi 500 miliardi di euro di potenziali costi del non fare infrastrutture prioritarie per il Paese nel periodo 2012-2027, l’Osservatorio monitora nel biennio 2012-2013 lo sviluppo delle opere nei settori energia (elettricità, gas ed efficienza energetica), trasporti (autostrade e ferrovie), ambiente (rifiuti e idrico), logistica (porti e interporti) e misura i Benefici dell’Aver Fatto e dei Costi del Non Aver Fatto.